mercoledì 23 aprile 2008

Sul rapporto Scuola Famiglia

Lavorando nelle scuole, tra le principali aree delle quali mi occupo vi è il rapporto scuola/famiglia. E' questo uno degli ambiti dove maggiormente si possono ottenere più soddisfazioni e risultati sul piano professionale, educativo ed umano. Per tutti.

Il discorso pedagogico nasce e si sviluppa principalmente dalla cura di questa dimensione. L'alleanza, l'intesa, l'accordo, il confronto tra la famiglia e la scuola sono le basi sulle quali costruire progetti, strategie, interventi e didattiche ancorate alla realtà. Senza la cura di questo rapporto non credo si possa parlare di senso pedagogico e di progettualità sufficientemente forti.

In un'esperienza di gestione di gruppo all'interno di diverse scuole proposi, tempo fa, ed assieme ad altri colleghi, un'attività di form-azione centrata sulle differenze tra stili educativi e comunicazione famiglia/scuola.

Il risultato del lavoro, costruito interamente dai partecipanti (insegnanti e genitori), fu il seguente:

- difficoltà di comunicazione tra famiglia e scuola

- più momenti di incontro con i genitori per parlare non solo di profitto……..

- mancanza di dialogo tra genitori e insegnanti e scarsa partecipazione alla "vita scolastica"

- timore e difficoltà da parte del genitore di affrontare il discorso su qualsiasi problema emerso; sia ha la paura che vengano penalizzati i bambini

- scarsi interesse e partecipazione da parte dei genitori

- necessità di riservatezza e rispetto nei confronti dei bambini e dei genitori quando si esprimono giudizi sul singolo


Dopo tanti anni di ricerca, progetti e lavoro, nella Scuola siamo ancora a questo punto. Certo, non è così dappertutto. Ma tali difficoltà, seppur espresse in un determinato contesto, ho avuto modo di constatare che sono presenti in tante realtà e, a tutt'oggi, ancora poco viene fatto per affrontarle in modo attivo. Inoltre, sul piano formale, nelle dichiarazioni d'intenti espresse sulla carta, nei P.O.F e nelle documentazioni ufficiali tutto ciò non compare o compare in modo velato.

Nel campo, ancora si assiste ad una chiusura da parte della famiglia e della scuola verso la sperimentazione di nuovi percorsi: cartelli di divieto, impossibilità di incontrarsi, orari poco flessibili, comunicazioni scuola famiglia unidirezionali, scarsa fiducia, non valorizzazione del ruolo dei rappresentanti dei genitori, assenza della famiglia e così via.

Queste difficoltà richiedono una pausa di riflessione, un agire in modo condiviso, una progettazione partecipata senza le quali non potranno mai emergere i veri bisogni di ciascuna agenzia educativa quale vuole essere la Scuola. Una agenzia educativa che fa sentire la sua voce nel territorio e che influenza il sociale, anzi, vi si allea.

Senza un'analisi ed un intervento approfonditi tali difficoltà sono destinate, nel tempo, ad amplificarsi ed a rendere ancor più difficile il compito, se ancora ci si crede, della formazione e dell'educazione dei piccoli di oggi e dei grandi di domani. E di noi stessi. E si, perchè porsi l'obiettivo di formare qualcuno implica e costringe, necessariamente, a mettersi in gioco anche in prima persona. Sempre.

La società sta cambiando e c'è un forte bisogno di ricostruire una trama che nel tempo si è ormai sfilacciata. Sono lontani i tempi in cui la scuola era un luogo di sperimentazione, di attivismo, di politica sociale, di incontro.

Ma chi lavora nel campo educativo e crede nella forza delle idee e nel cambiamento sa che più è scura la notte, più vicina è l'alba.




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venerdì 21 marzo 2008

Il diritto alla noia.



Su Pedagogica arrivano di frequente richieste da parte di genitori che non sanno cosa fare quando il bambino si annoia.

Siamo tutti d'accordo che la noia in sè possa essere un sentimento sgradevole. Ma è un'esperienza della vita ineluttabile e certamente necessaria.

Una vita senza noia sarebbe una noia.

Spesso i bambini, anche nei momenti meno opportuni della giornata, vorrebbero che i genitori si trasformassero in clown. Ed altrettanto spesso i genitori si sentono in colpa per il fatto di non essere all'altezza di ricoprire questo ruolo.

Contrariamente a quanto molti genitori credono, l'esperienza della noia può rivelarsi un'occasione formativa. E ovviamente, come per tutte le cose, è la dose che fa il veleno (o la medicina).

Tanti bambini, dopo la scuola ed i compiti a casa, hanno una "agenda" da fare invidia ad un manager di multinazionale tante sono le attività che richiedono il loro impegno e che, soprattutto, sottraggono loro una tra le cose più importanti della vita: il tempo.

Lunedì, mercoledì, venerdì l'attività sportiva - martedì e giovedì la scuola di musica/ballo - il sabato gli scout e la domenica (forse) riposo.

Il tutto inframmezzato da TV, internet/PC/videogame, cellulare.

Dov'è il tempo per la noia, il tempo per stare con i genitori anche senza alcuna attività, per giocare ed annoiarsi con i propri amici o in solitudine?

I momenti di noia in realtà, oltre ad essere occasioni in cui il bambino può riflettere, stare solo con se stesso e rilassarsi, sono l'anticamera della creatività in quanto "costringono" ad inventare nuovi scenari e giochi che difficilmente troverebbero spazio.

Se poi volete interrompere la noia del vostro bimbo (e la vostra) , nel video un ottimo e semplicissimo esempio pratico.


Citazioni a favore della noia:

Bertrand Russell

Una certa capacità di sopportare la noia è indispensabile per avere una vita felice, ed è una delle cose che si dovrebbero insegnare ai giovani. Tutti i grandi libri hanno dei capitoli noiosi e tutte le grandi vite hanno avuto dei periodi poco interessanti.

Oscar Wilde
Se non sopporti la solitudine, probabilmente annoi anche gli altri.

Virginia Woolf
La noia è il regno legittimo del filantropo.






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martedì 19 febbraio 2008

Bambini meno intelligenti per colpa dello smog

Da uno studio pubblicato sull'American Journal of Epidemiology i bambini esposti ad un intenso traffico, e quindi smog, ai test sul Q.I. (quoziente intellettivo) hanno mostrato punteggi inferiori rispetto ai bambini che respirano aria più pulita.

In sostanza i bambini che vivono dove c'è poco smog, sostengono gli autori della ricerca, sarebbero più intelligenti di altri che vivono in un contesto inquinato.

Questa ricerca è un'ulteriore tassello che rafforza la convinzione che molte città stanno ormai diventando ambienti inadatti (piccoli appartamenti, mancanza di spazi verdi dove giocare, mancanza di sicurezza, rete sociale malata, etc.) per le reali esigenze di un bambino e quindi anche di tutti noi.

Fonte: rainews

Per ricerche sugli effetti dell'inquinamento sulla salute visita questo sito di Legambiente




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