mercoledì 5 novembre 2008

Riflessioni sulla diversità

Ho ricevuto dalla dott.ssa Nicla Lattanzio* un interessante articolo sul tema della diversità. Gli argomenti trattati rimarcano ancora una volta la necessità della collaborazione tra i diversi attori che nella Scuola sono chiamati a co-costruire il progetto educativo e terapeutico rivolto agli alunni con bisogni speciali.


Le implicazioni per una riflessione sulle diversità: l’occhiale del deficit non è sempre l’occhiale dell’handicap.

Nelle classi coesistono numerose realtà, assai differenti tra loro: bambini in situazioni di handicap, disturbi d’apprendimento, deficit d’attenzione, deficit di autostima, ecc…difficoltà, cioè, che spaziano da problemi intellettivi a problemi socio-culturali (pensiamo ai bambini immigrati).

Cosa occorre fare? Occorrono risposte diversificate e speciali a bisogni diversificati e speciali. Attivare risposte congrue ai differenti bisogni, serve a non chiudersi in un consorzio “monocausale” ma implica l’attivazione pro lavoro che va per macroaree:



Da sottolinearsi l’area del ruolo familiare, il quale non può e non deve essere sottomesso e negato dalle altre aree di lavoro, come l’Asl e la Scuola. Nel team lavora, anzitutto, la famiglia: vero primo oggetto della produzione collaborativa.


Implica la possibilità di mettere a disposizione alla persona in situazione di handicap i suoi diritti:
  • uguaglianza e non discriminazione;
  • pari dignità sociale;
  • rimozione delle condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana;
  • rispetto della dignità umana;
  • partecipazione alla vita della collettività;
  • massima autonomia possibile;
  • istruzione, educazione e avviamento professionale anche con forme integrate di flessibilità fino ai 18 anni;
  • trasporto;
  • superamento delle barriere architettoniche e di comunic-azione;
  • integrazione in famiglia, a scuola, nel lavoro, nella società.

Implica una conoscenza per un progetto:
  • conoscenza del deficit;
  • raccolta delle informazioni [ incontri famiglia, insegnanti, Asl - documentazione pregressa, documentazione dossier completo, clinica];
  • individuazione dei bisogni e delle competenze [analisi della diagnosi funzionale – osservazione descrittiva e/o strutturata ].

Implica un’ adeguata osservazione atta alla conoscenza della problematica:

1. osservazione preferibilmente descrittiva;
2. vanno trascritte al momento, contro ricordi dubbiosi;
3. evitare di “andare a memoria”;
4. rilevare competenze e potenzialità del bambino;
5. fare un bilancio;
6. aiutarsi strutturando l’osservazione con test, griglie, e materiali che tendono a rilevare le abilità del bambino;
7. osservare il bambino ma anche il suo contesto socio – relazionale.

Implica la grande capacità di non giudicare il bambino ma conoscerlo e riconoscere prima di tutto le caratteristiche “buone” e valorizzarle. Essere educatori competenti significa essere supervisori delle positività per creare situazioni di ben-essere; ma anche avere padronanza della situazione con autorevolezza evitando il dominio delle emozioni del bambino.

Essere educatori validi implica la competenza del saper accogliere,conducendo il proprio pensiero verso qualcosa di più complesso, per impossessarsi di una realtà non comune ma possibile; questo è andare oltre il pensiero semplice, porsi la questione della validità circa il monocromatico.

L’offerta di possibilità plurime aiuta i genitori ad aiutare i propri figli con disabilità e non a toglierla; li aiuta nel riuscire ad essere genitori di un bambino (figlio) con certe problematiche. Condurli verso posizioni intermedie e non estreme, evitando sia quelle negative (disperazione) sia quelle positive (miracolo)!

La ricchezza della molteplicità metodologica è uno stile atto al favoreggiamento di atteggiamenti relativi all’handicap: continuativi e reali il più coerentemente possibile, per valutare obiettivi successivi, che permettano ai genitori di idealizzare progetti di vita per il figlio disabile.


* Educatrice a Bologna, laureata in Scienze della Formazione e specializzanda in Pedagogia. Articolo redatto in seguito alla frequenza di corsi c/o Memo 2007, su temi circa le Disabilità.

lunedì 13 ottobre 2008

Intervista a Andrea Canevaro, pedagogista

Ero molto preoccupato del fatto che, difronte alle disposizioni normative sulla scuola ad opera del Ministro Gelmini, nessuna voce accademica, commissione di esperti multidisciplinare, etc., si fosse pronunciata in merito. Il motivo di questa assenza è solo da ricercarsi nel fatto che i media non permettono di ricevere un'informazione ampia e completa.

Mi è sembrato utile segnalarvi questa video-intervista di Claudio Messora (Byoblu) ad un importante e preparato pedagogista accademico ex membro dell'"Osservatorio sull'Integrazione Scolastica", Prof. Andrea Canevaro, che si è dimesso dal suo incarico.

Nell'intervista vengono spiegati i motivi del suo, non isolato, gesto; grazie a quanto esprime si può comprendere il clima politico attuale su un argomento sempre più scottante e delicato quale è appunto l'integrazione scolastica. Grazie Byoblu.


link di approfondimento:
http://www.flcgil.it/notizie/news/2008/ottobre/integrazione_scolastica_cosi_non_va

domenica 12 ottobre 2008

Dialogo Scuola e Famiglia




C'è bisogno di
maggior dialogo nella Scuola.

Perché la Scuola in Italia cambi c'è bisogno di maggiori relazioni dialogiche*. In ogni direzione: al suo interno (curricoli e aspetti pedagogico/educativi, organizzativi, ....), con le famiglie (per ricostruire una trama pedagogica spesso confusa, ....), con il territorio (per dare, alle azioni didattico/educative, un senso, una direzione di cambiamento verso il futuro, ....).

Il dialogo è fondamentale per una Scuola ed una Società che vogliono ancora credere nella democrazia, nel rispetto delle libertà e dei diritti individuali di ciascun essere umano.

E' necessario un dialogo aperto, schietto, disponibile, corretto, rigoroso, orientato verso possibili orizzonti di cambiamento che, grazie alla sua pratica, renda possibile intravvedere/inventare e costruire insieme: il cambiamento è sempre verso il futuro, nostro e dei bambini.

Il dialogo non è il semplice parlare. Nella relazione dialogica c'è dell'altro.


Alcuni possibili significati di dialogo.

Dialogo è una parola ricorrente nel comune lessico pedagogico. E riveste peraltro particolare importanza in quanto la sua pratica viene implementata soprattutto all'interno di una relazione educativa o in una relazione che parla della relazione educativa.

E' uno tra gli strumenti più efficaci e indispensabili che accompagnano il genitore, l'educatore, l'insegnante, l'operatore sociale nel loro lavoro. Quando c'è dialogo c'è collaborazione e quando c'è collaborazione vi è cambiamento, dinamicità, movimento.

Il termine Dialogo deriva dal greco (dià, "attraverso" e logos, "discorso") e indica, comunemente, il confronto verbale tra due o più persone. In realtà il suo significato è più ampio e non solo circoscritto al dominio del linguaggio verbale.

Il termine Logos, che noi traduciamo con discorso o ragionamento, in realtà, contiene anche la consapevolezza del fatto di essere in relazione con la verità e la totalità (quali?), ed io aggiungo, con la complessità.

Con il dialogo - a differenza ad esempio del colloquio clinico o di un setting consulenziale - si irrompe, necessariamente, in una dimensione reciprocamente più intima, di ricerca, di scoperta dell'altro; dove l'educatore (così come il genitore) è costretto un poco ad aprirsi, a mettere in gioco il suo patrimonio esperienziale, la sua natura umana seppur mediate dalla strumentazione acquisita con la formazione (non solo professionale) e la ricerca personale.

Ma se tutti parlano di dialogo nella scuola non tutti si preoccupano delle effettive responsabilità che la sua pratica comporta in una agenzia educativa; responsabilità che costringono ad agire, sia con atti autoriflessivi, sia verso l'altro e la realtà circostante.


Dialogare implica un sentimento di genuino e reciproco rispetto.

E chi lavora in campo educativo non dovrebbe meravigliarsi di ciò.
Il rispetto verso l'altro è uno dei presupposti per poter sperimentare/costruire quella "simpatia?", "amore?" di cui parla P. Bertolini, così importante, ad esempio, in una relazione educativa.

Grazie al dialogo si apprende, si insegna, si impara, anche ad ascoltare, si collabora, etc.

In campo educativo, così come in altri campi umani, della scienza, non esistono verità assolute ma diversi modi di leggere, interpretare ed orientare gli scenari. Per questo è necessario il dialogo: per armonizzare queste differenti visioni - espresse generalmente all'interno del dominio del linguaggio - in un quadro chiaro e il più possibile condiviso.

Nessuno ha in tasca la verità delle cose ed è da questo assunto che, probabilmente, può partire un dialogo in senso genuino proprio come dovrebbe essere in una relazione educativa.

Il Logos è anche il nostro ambiente (non solo in senso naturalistico), il rapporto tra noi stessi, chi e ciò che ci circonda; ambiente nel quale, in realtà, siamo immersi e ne siamo parti integranti: con tutto ciò che, sul piano della responsabilità quantomeno pedagogica, ne consegue.

Questi credo siano alcuni spunti riflessivi per comprendere sempre meglio come praticare l'arte del dialogo, quale in fondo esso è.


Come fare in pratica: riscoprendo il piacere della ricerca educativa nella scuola, lavorando insieme per il raggiungimento, anche nel qui ed ora, di obiettivi chiari, condivisi e valutabili.




*Non utilizzo il termine comunicazione perchè troppo riduttivo o generico; non carico di significati pedagogici e culturali quali invece possiede il termine dialogo; seppur i principi della comunicazione, possano spiegare diversi aspetti di una relazione dialogica.