lunedì 13 ottobre 2008

Intervista a Andrea Canevaro, pedagogista

Ero molto preoccupato del fatto che, difronte alle disposizioni normative sulla scuola ad opera del Ministro Gelmini, nessuna voce accademica, commissione di esperti multidisciplinare, etc., si fosse pronunciata in merito. Il motivo di questa assenza è solo da ricercarsi nel fatto che i media non permettono di ricevere un'informazione ampia e completa.

Mi è sembrato utile segnalarvi questa video-intervista di Claudio Messora (Byoblu) ad un importante e preparato pedagogista accademico ex membro dell'"Osservatorio sull'Integrazione Scolastica", Prof. Andrea Canevaro, che si è dimesso dal suo incarico.

Nell'intervista vengono spiegati i motivi del suo, non isolato, gesto; grazie a quanto esprime si può comprendere il clima politico attuale su un argomento sempre più scottante e delicato quale è appunto l'integrazione scolastica. Grazie Byoblu.


link di approfondimento:
http://www.flcgil.it/notizie/news/2008/ottobre/integrazione_scolastica_cosi_non_va

domenica 12 ottobre 2008

Dialogo Scuola e Famiglia




C'è bisogno di
maggior dialogo nella Scuola.

Perché la Scuola in Italia cambi c'è bisogno di maggiori relazioni dialogiche*. In ogni direzione: al suo interno (curricoli e aspetti pedagogico/educativi, organizzativi, ....), con le famiglie (per ricostruire una trama pedagogica spesso confusa, ....), con il territorio (per dare, alle azioni didattico/educative, un senso, una direzione di cambiamento verso il futuro, ....).

Il dialogo è fondamentale per una Scuola ed una Società che vogliono ancora credere nella democrazia, nel rispetto delle libertà e dei diritti individuali di ciascun essere umano.

E' necessario un dialogo aperto, schietto, disponibile, corretto, rigoroso, orientato verso possibili orizzonti di cambiamento che, grazie alla sua pratica, renda possibile intravvedere/inventare e costruire insieme: il cambiamento è sempre verso il futuro, nostro e dei bambini.

Il dialogo non è il semplice parlare. Nella relazione dialogica c'è dell'altro.


Alcuni possibili significati di dialogo.

Dialogo è una parola ricorrente nel comune lessico pedagogico. E riveste peraltro particolare importanza in quanto la sua pratica viene implementata soprattutto all'interno di una relazione educativa o in una relazione che parla della relazione educativa.

E' uno tra gli strumenti più efficaci e indispensabili che accompagnano il genitore, l'educatore, l'insegnante, l'operatore sociale nel loro lavoro. Quando c'è dialogo c'è collaborazione e quando c'è collaborazione vi è cambiamento, dinamicità, movimento.

Il termine Dialogo deriva dal greco (dià, "attraverso" e logos, "discorso") e indica, comunemente, il confronto verbale tra due o più persone. In realtà il suo significato è più ampio e non solo circoscritto al dominio del linguaggio verbale.

Il termine Logos, che noi traduciamo con discorso o ragionamento, in realtà, contiene anche la consapevolezza del fatto di essere in relazione con la verità e la totalità (quali?), ed io aggiungo, con la complessità.

Con il dialogo - a differenza ad esempio del colloquio clinico o di un setting consulenziale - si irrompe, necessariamente, in una dimensione reciprocamente più intima, di ricerca, di scoperta dell'altro; dove l'educatore (così come il genitore) è costretto un poco ad aprirsi, a mettere in gioco il suo patrimonio esperienziale, la sua natura umana seppur mediate dalla strumentazione acquisita con la formazione (non solo professionale) e la ricerca personale.

Ma se tutti parlano di dialogo nella scuola non tutti si preoccupano delle effettive responsabilità che la sua pratica comporta in una agenzia educativa; responsabilità che costringono ad agire, sia con atti autoriflessivi, sia verso l'altro e la realtà circostante.


Dialogare implica un sentimento di genuino e reciproco rispetto.

E chi lavora in campo educativo non dovrebbe meravigliarsi di ciò.
Il rispetto verso l'altro è uno dei presupposti per poter sperimentare/costruire quella "simpatia?", "amore?" di cui parla P. Bertolini, così importante, ad esempio, in una relazione educativa.

Grazie al dialogo si apprende, si insegna, si impara, anche ad ascoltare, si collabora, etc.

In campo educativo, così come in altri campi umani, della scienza, non esistono verità assolute ma diversi modi di leggere, interpretare ed orientare gli scenari. Per questo è necessario il dialogo: per armonizzare queste differenti visioni - espresse generalmente all'interno del dominio del linguaggio - in un quadro chiaro e il più possibile condiviso.

Nessuno ha in tasca la verità delle cose ed è da questo assunto che, probabilmente, può partire un dialogo in senso genuino proprio come dovrebbe essere in una relazione educativa.

Il Logos è anche il nostro ambiente (non solo in senso naturalistico), il rapporto tra noi stessi, chi e ciò che ci circonda; ambiente nel quale, in realtà, siamo immersi e ne siamo parti integranti: con tutto ciò che, sul piano della responsabilità quantomeno pedagogica, ne consegue.

Questi credo siano alcuni spunti riflessivi per comprendere sempre meglio come praticare l'arte del dialogo, quale in fondo esso è.


Come fare in pratica: riscoprendo il piacere della ricerca educativa nella scuola, lavorando insieme per il raggiungimento, anche nel qui ed ora, di obiettivi chiari, condivisi e valutabili.




*Non utilizzo il termine comunicazione perchè troppo riduttivo o generico; non carico di significati pedagogici e culturali quali invece possiede il termine dialogo; seppur i principi della comunicazione, possano spiegare diversi aspetti di una relazione dialogica.





venerdì 27 giugno 2008

Gemellarità e dintorni

Ho ricevuto da Sabrina Schots di Gemelli in famiglia, un'interessante riflessione sulla gemellarità e sulla speranza principale di ciascun genitore ed educatore e cioè che "un giorno (i figli) possano mettere insieme........", e che qui pubblico:

"La gravidanza gemellare è un momento magico: parenti, amici e conoscenti sono lì a preoccuparsi della tua salute, si premurano di non farti stancare, vigilano sulla tua alimentazione, vanno a procurarsi la rarissima Mela Azzurra delle Ande direttamente dagli ultimi Toltechi che resistono ancora e sempre all’invasore, come gli abitanti del piccolo villaggio gallico di Asterix. Ma la gravidanza gemellare è diversa da quella singola. Ergo, una mamma gemellare (da non confondere con una bi-mamma qualunque) è diversa da una mamma singola.

Spesso i due mondi sono in silenziosa antitesi e una chiacchierata sulle quisquilie dell’allevare figli diventa presto una colta discettazione sui massimi sistemi. In generale la mamma gemellare ha la meglio, non perché sia più intelligente ma perché nei momenti topici tira fuori termini tipo monoamniotica, bicoriale, feto-fetale, vanishing twin, o magari hatching, progesterone ed eparina, e tanto basta usualmente a stendere l’avversaria.

Poi, una volta nati, la battaglia si fa ancora più aspra: “Ma sono identici! Come fa a distinguerli?” “Non li distinguo, vado a casaccio!”, “Due gemelli? Doppia fatica, non vorrei essere nei suoi panni!” “Non creda, io li nutro e li cambio a giorni alterni, ne tiro su due al prezzo di uno!” e via di questo passo.

Ma la sfida più dura è crescerli, perché tirare su due gemelli, si sa, è difficile il doppio.

Quello che vorremmo è che, al di là dei grazie e dei per piacere che da piccoli ci dicono sorridendo, al di là dei “vaffaeccetera” che da adolescenti ci urleranno in faccia, un giorno possano mettere insieme tutti questi fili, anche i più sbiaditi e contorti, e scoprire una trama dal disegno armonioso."


Sabrina Schots - www.gemellinfamiglia.it "