C'è bisogno di maggior dialogo nella Scuola.
Perché la Scuola in Italia cambi c'è bisogno di maggiori
relazioni dialogiche*. In ogni direzione: al suo interno (curricoli e aspetti pedagogico/educativi, organizzativi, ....), con le famiglie (per ricostruire una trama pedagogica spesso confusa, ....), con il territorio (per dare, alle azioni didattico/educative, un senso, una direzione di cambiamento verso il futuro, ....).
Il dialogo è fondamentale per una Scuola ed una Società che vogliono ancora credere nella democrazia, nel rispetto delle libertà e dei diritti individuali di ciascun essere umano.
E' necessario un dialogo aperto, schietto, disponibile, corretto, rigoroso, orientato verso possibili orizzonti di cambiamento che, grazie alla sua pratica, renda possibile intravvedere/inventare e costruire insieme: il cambiamento è sempre verso il futuro, nostro e dei bambini.
Il
dialogo non è il semplice parlare. Nella
relazione dialogica c'è dell'altro.
Alcuni possibili significati di dialogo.
Dialogo è una parola ricorrente nel comune
lessico pedagogico. E riveste peraltro particolare importanza in quanto la sua
pratica viene implementata soprattutto all'interno di una
relazione educativa o in una relazione che parla della relazione educativa.
E' uno tra gli
strumenti più efficaci e indispensabili che accompagnano il genitore, l'educatore, l'insegnante, l'operatore sociale nel loro lavoro. Quando c'è dialogo c'è collaborazione e quando c'è collaborazione vi è cambiamento, dinamicità, movimento.
Il termine Dialogo deriva dal greco
(dià, "attraverso" e
logos, "discorso") e indica, comunemente, il
confronto verbale tra due o più persone. In realtà il suo significato è più ampio e non solo circoscritto al dominio del linguaggio verbale.
Il termine
Logos, che noi traduciamo con
discorso o
ragionamento, in realtà, contiene anche la consapevolezza del fatto di essere in relazione con la verità e la totalità (quali?), ed io aggiungo, con la
complessità.
Con il
dialogo - a differenza ad esempio del colloquio clinico o di un setting consulenziale - si irrompe, necessariamente, in una dimensione reciprocamente più intima, di ricerca, di scoperta dell'altro; dove l'educatore (così come il genitore) è costretto un poco ad aprirsi, a mettere in gioco il suo patrimonio esperienziale, la sua natura umana seppur mediate dalla
strumentazione acquisita con la formazione (non solo professionale) e la ricerca personale.
Ma se tutti parlano di dialogo nella scuola non tutti si preoccupano delle effettive
responsabilità che la sua pratica comporta in una agenzia educativa;
responsabilità che costringono ad agire, sia con atti autoriflessivi, sia verso l'
altro e la realtà circostante.
Dialogare implica un sentimento di genuino e reciproco rispetto.
E chi lavora in campo educativo non dovrebbe meravigliarsi di ciò.
Il rispetto verso l'
altro è uno dei presupposti per poter sperimentare/costruire quella "simpatia?", "amore?" di cui parla P. Bertolini, così importante, ad esempio, in una relazione educativa.
Grazie al
dialogo si apprende, si insegna, si impara, anche ad ascoltare, si collabora, etc.
In campo educativo, così come in altri campi umani, della scienza, non esistono verità assolute ma diversi modi di leggere, interpretare ed orientare gli scenari. Per questo è necessario il dialogo: per armonizzare queste differenti visioni - espresse generalmente all'interno del dominio del linguaggio - in un quadro chiaro e il più possibile condiviso.
Nessuno ha in tasca la verità delle cose ed è da questo assunto che, probabilmente, può partire un
dialogo in senso
genuino proprio come dovrebbe essere in una relazione educativa.
Il
Logos è anche il nostro
ambiente (non solo in senso naturalistico), il rapporto tra noi stessi, chi e ciò che ci circonda;
ambiente nel quale, in realtà, siamo immersi e ne siamo parti integranti: con tutto ciò che, sul piano della responsabilità quantomeno pedagogica, ne consegue.
Questi credo siano alcuni spunti riflessivi per comprendere sempre meglio come praticare l'
arte del dialogo, quale in fondo esso è.
Come fare in pratica: riscoprendo il piacere della ricerca educativa nella scuola, lavorando insieme per il raggiungimento, anche nel qui ed ora, di obiettivi chiari, condivisi e valutabili.
*Non utilizzo il termine comunicazione perchè troppo riduttivo o generico; non carico di significati pedagogici e culturali quali invece possiede il termine dialogo; seppur i principi della comunicazione, possano spiegare diversi aspetti di una relazione dialogica.