
E' evidente ormai da anni come la TV (ma assieme ad essa anche gli altri media) sia e sia stata capace di orientare l'opinione pubblica, il comportamento dei cittadini, siano essi bambini, giovani, adulti, anziani.
Le responsabilità educativo/formative sul piano pedagogico, che è l'ambito di nostro interesse, sono certamente notevoli.
E quando parlo di piano pedagogico mi riferisco ad un modello libero ma regolato, fondato sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, non autoritario ma autorevole, trasparente, aperto - ma pur sempre vigile e critico - ai risultati delle ricerche in campo scientifico, multidisciplinare ma, soprattutto, condiviso.
Chi si occupa di educazione non può non farsi domande su questo tema; il problema è che ci sono poche occasioni di confronto realmente incisive.
Per questi motivi, pubblico volentieri questo articolo della Dr.ssa Cataldi; e anche perchè, a mio avviso, si intravvedono alcune idee traducibili in progetti educativi d'intervento.
Buona lettura!
informare = formare la coscienza

La tv, nel rapporto quotidiano con i suoi fruitori, svolge una inevitabile funzione informativa che può essere anche educativa in quanto educare, nell’accezione derivante dalla parola latina edere, significa “alimentare” (nutrire quindi, in tale situazione, con un alimento di natura mediatica) e, nell’accezione derivante da ex ducere, significa “trarre fuori” (da uno stato di immaturità, e, nel nostro caso, si tratta di una immaturità nel comprendere e nel percepire il messaggio televisivo).
La televisione è paragonabile ad un’arma a doppio taglio in quanto si dimostra indiscutibilmente utile, ma è realmente necessario saperla maneggiare ed adoperare correttamente.
Nulla è nocivo ai buoni costumi quanto assistere oziosi a certi spettacoli. […] scrisse questo, Seneca, in una lettera a Lucilio in cui è chiaro il ruolo assunto dall’educazione intesa come mezzo che aiuta l’intelletto a dissipare le tenebre dell’ignoranza, di quell’ignoranza evocata dall’essere spettatore (televisivo oggi) passivo che non fruisce del prodotto ma che ne è invece “fruito”.
L’educazione ad un corretto uso della televisione è una meta auspicabile e raggiungibile che può permettere, ai nostri bambini, di divenire fruitori critici e consapevoli, attivi e responsabili cittadini della realtà mediatica in cui, spesso, si trovano a vagare.
Il compito di colui che educa non è quello di rendere immuni i suoi utenti dal virus televisivo ma, bensì, quello di aiutare i ragazzi a saper maneggiare il loro “strumento cerebrale” in modo che essi sappiano leggere dietro le parole e le immagini televisive e siano in grado di distinguere il reale dal fantastico.
La nostra attenzione deve essere posta sul processo educativo che, se opportunamente strutturato e progettato con l’obiettivo di rendere autonomi e consapevoli i fruitori del tubo catodico, può essere un’àncora di salvezza per le generazioni future (ma anche per chi oggi è “già grande” perché, ricordiamoci che, il percorso educativo, di crescita e di sviluppo, si protrae per tutto l’intero arco della vita).
*Dott.ssa Giovanna Cataldi.
Pedagogista esperta in Dsa e in Disturbi familiari, laureanda in Scienze della Formazione Primaria e specializzanda in sostegno disabili.