giovedì 21 luglio 2011

Bambini di Basiglio: La madre: ''La legge fa schifo''

"Imputati erano la preside, due maestre, uno psicologo e un assistente sociale. I fatti risalgono al 2008 quando i due bimbi di Basiglio vennero allontanati dai genitori per tre mesi perché nel banco della più piccola venne trovato un disegno a sfondo sessuale poi 'rivendicato' da un'altra minore"

continua la lettura su  Adnkronos


Ultimo atto? Assoluzione con formula piena perché "il fatto non sussiste".
Sul piano giuridico il fatto non sussisterà ma ciò che è accaduto a questa famiglia resterà indelebile sulla loro storia di vita.



La storia:
I ladri di bambini
I ladri di bambini II
I ladri di bambini III
I bambini di basiglio 


 Approfondisci la notizia:
- Bimbi Basiglio tolti ai genitori per errore: tutti assolti. La mamma: che schifo
- Bimbi tolti ingiustamente alla famiglia assoluzione per il preside e le maestre
- Bimbi tolti a famiglia di Basiglio per disegno osè: tutti assolti

martedì 21 giugno 2011

I primi incontri tra il bambino e il libro

Ricevo e pubblico volentieri questo contributo di un'educatrice. 


Recenti ricerche scientifiche dimostrano che leggere ad alta voce libri ai bambini fin dalla primissima infanzia contribuisce ad ampliarne l'intelligenza sotto il profilo non solo cognitivo, ma anche emozionale ed affettivo. Spetta in primo luogo ai genitori favorire un piacevole incontro tra bambino e libro, consolidando in lui l'abitudine a leggere, che non è un istinto innato, ma va incoraggiata fin dalla culla. 
La scelta del libro giusto da leggere a un bambino (o meglio con il bambino) è un compito impegnativo, poiché presuppone l'analisi del livello delle sue capacità di comprensione e della sua individualità fatta di interessi, paure, emozioni, sentimenti. 
 
I primi libri sono veri e propri giocattoli, ma con una finalità ben precisa: avvicinare il bambino in età prescolare all'oggetto-libro, rispondendo alla sua naturale curiosità e stimolandone i sensi, che sono la sua primaria fonte di conoscenza. Da qui, la notevole importanza dei libri-gioco dal punto di vista ludico-didattico, poiché, stimolando attività plurisensoriali, permettono l'apprendimento della lettura attraverso il gioco e le immagini. 
 
Il bambino, attraverso il disegno, riesce ad esprimersi in modo più libero e spontaneo di quanto riesca a fare attraverso la parola. E', quindi, naturalmente più attratto da un libro ricco d'immagini piuttosto che da uno pieno di parole. Esistono studi che hanno dimostrato che anche un bambino molto piccolo può rafforzare e ampliare le proprie conoscenze osservando rappresentazioni figurative di scene di vita a lui familiari. 
 
Promuovere la lettura significa dare un'opportunità, ma senza obbligare. Il libro di plastica che galleggia nella vasca durante il bagnetto è un esempio d'incontro naturale e ludico tra il bambino e il libro, perché è fondamentale insistere sul concetto di piacere del leggere. 
 
Mariapaola Ramaglia - Educatrice.

mercoledì 27 ottobre 2010

Donne e madri....

 Ho ricevuto e pubblico volentieri una riflessione di Mirella Scardaci.


Molto spesso le donne s'interrogano sul loro operato come madri.
Pensano, riflettono, ponderano su tutto quello che riguarda i loro figli ( che continuano a considerare piccoli, anche se adolescenti). Si chiedono per esempio, se hanno agito bene nel dire loro di "no" di fronte all'ennesima richiesta , o se invece avrebbero dovuto riflettere di più, prima di dare una risposta negativa. Si domandano se la strada più giusta, per la costruzione di una buona relazione, sia quella basata sul dialogo, sull'ascolto, sulla capacità di saper accettare anche i loro silenzi. O se l'essere troppo accondiscendenti, accomodanti, tolleranti, non possa essere rischioso, perché potrebbe dare loro l'impressione di avere accanto un amico/a e non un genitore (punto di riferimento).

Nonostante però siano consapevoli d'essere attente, premurose, e partecipi della vita dei figli , nel momento in cui quest'ultimi, dimostrano di avere qualcosa che non va, si sentono subito responsabili, come se fosse colpa loro. Cominciano a mettere in dubbio la loro capacità genitoriale e ad accusare se stesse di non aver saputo ne vedere ne capire. Si sentono delle fallite!

Ma perché una madre dovrebbe sentirsi in colpa? Non è forse naturale che i figli sbaglino e nonostante si faccia di tutto, è quasi impossibile impedire che non si caccino nei guai? Un figlio non è anche responsabile delle proprie azioni? Esiste la madre perfetta ed infallibile? Esistono figli perfetti ed infallibili?

Forse la causa del senso di colpa è da ricercare all'interno della nostra società, dove il culto della prestazione regna sovrano. In un mondo in cui si deve avere successo in tutti i campi, (affettivo, sociale, lavorativo), le donne si devono sforzare d'essere oltre che delle ottime lavoratrici, anche delle madri modello.
Di conseguenza ( secondo questo modo di vedere) esse non possono sbagliare, non possono permettersi di commettere degli errori. La perfezione però, sappiamo bene, non esiste.

Nessun essere umano è infallibile e se la donna ricordasse che non esistono le super eroine e che bisogna accettarsi per quello che si è (con i pregi e i difetti, con le proprie capacità e i propri limiti) le madri probabilmente..... non avrebbero più tanti sensi di colpa.

Mirella Scardaci: pedagogista e formatrice

Fonte vignetta: Conversation with mom

venerdì 8 ottobre 2010

Basiglio: inizia il processo.

Prosegue l'aggiornamento sul caso dei bambini di Basiglio.
Non è semplice cosa; dopo il primo boom mediatico sembra che tutto sia andato in sordina. Solo per caso ho trovato l'articolo segnalato in basso. 

In sostanza ha preso avvio (finalmente) il processo a carico degli operatori scolastici e sociali che, a suo tempo, segnalarono i bambini al Tribunale dei Minori per sospetti abusi sessuali: il preside, due maestre, psicologo e assistente sociale. 

La cosa assai curiosa è che il Ministero dell'Istruzione ha chiesto (e ottenuto), non senza quantomeno stupore da parte del PM, che il processo si tenesse a porte chiuse. Come mai? A voi le risposte. 

Fonte Ansa.it (Lombardia): Minori: Basiglio, processo porte chiuse su richiesta ministero.

giovedì 29 aprile 2010

Quel deleterio loop relazionale

Vi segnalo un interessante articolo su Cronache Pedagogiche di Igor Salomone dello Studio Dedalo di Milano sulla vicenda dei bambini di Adro ed esclusi dalla mensa scolastica. L'articolo, con un taglio squisitamente pedagogico come pochi se ne trovano, mi ha offerto lo stimolo per una riflessione che qui riporto.

Credo che la principale causa di questo disastro italiano, sia la mancanza di un progetto unitario formativo. Un progetto forte, libero, democratico, autonomo, quasi auto-generantesi ma, soprattutto, partecipato e condiviso. E tale progetto, se lo si volesse seriamente costruire, richiederebbe da parte dello Stato – necessariamente, quantomeno per presentarsi come azione credibile – anche risposte di tipo sociale, economico, di valorizzazione, potenziamento e ampliamento dei servizi verso chi l’educazione la vive tutti i giorni sulla propria pelle: bambini, genitori/tutori, educatori, insegnanti e coloro che operano in ambito pedagogico/educativo.


Di fronte a fatti di cronaca delittuosi che riguardano, ad esempio, pre-adolescenti l’indice della società, quasi sempre ed in modo meccanico, automatico, verso chi è rivolto?
La risposta è nota già in partenza: al primo posto la famiglia e poi la scuola. Peccato che con questa operazione da pubblico ludibrio ci si dimentichi di un terzo attore, spesso latitante, che si chiama comunità. Ed è proprio la comunità che, con l’atto irresponsabile di indicare famiglia e scuola, in realtà, indica se stessa; senza rendersi conto di minare il suo sviluppo alla base. Un loop relazionale esplosivo, praticamente quasi un suicidio.

Ed a riprova di ciò, è sufficiente una rapida occhiata all’indicatore delle violenze in famiglia e nella scuola. Famiglie sempre più spesso sole e senza servizi, scuole e agenzie educative in via di apparente demolizione. Ma chi si deve occupare di questa situazione se non anche la comunità e lo Stato? E soprattutto quando si inizia?

E intanto anche questi bambini e bambine di oggi diverranno presto adulti.
Visti certi segnali, salvo repentine rivoluzioni cultural-pedagogiche, metodologicamente, non ci resta altro da fare se non incrociare le dita.

Foto: Museo di Roma - Scuola Leopardi 1966

venerdì 22 gennaio 2010

Intervista ai bambini di Basiglio.

Ho già parlato dei bambini di Basiglio sottratti dai genitori e domandandomi come fosse andata a finire la questione non ho trovato in rete significativi sviluppi, fatta salva questa sconvolgente intervista realizzata ai due fratellini da Panorama . Non si può rimanere impassibili. Mentre guardavo il filmato apparivano con fulgida chiarezza la sofferenza, l'imbarazzo, il disagio, la rabbia da parte dei due bimbi e i macroscopici errori metodologici commessi da tutti gli operatori a danno dei due piccoli e dei loro genitori. Una catena di errori che nessuno è stato in grado di interrompere. Questo è il nostro livello di civiltà?


Se siete interessati alla questione potete leggere i precedenti post pubblicati sull'argomento.

I ladri di bambini
I ladri di bambini II
I ladri di bambini III

Futuri cittadini......

Come sempre, il potere politico, e al di là degli schieramenti, ha molto a cuore la formazione dei futuri cittadini. E spesso ha le idee ben chiare.




Formalismo e condivisione

Molto spesso il rapporto tra genitori ed insegnanti è permeato di un formalismo che attraversa, e tacitamente regola, l'intero impianto pedagogico ed organizzativo della Scuola. Andando così a minare quel presupposto di genuinità (tema tanto caro a chi si occupa di pedagogia ed educazione) necessario in un rapporto di collaborazione tra adulti interessati alla qualità delle relazioni educative, nelle quali sono quotidianamente immersi i bambini/alunni. Nelle scuole ove lo spirito di ricerca è vivo, o quantomeno sopravvive, emerge con chiarezza l'importanza di riscoprire il significato di termini quali collaborazione, successo formativo, comunità educativa, partecipazione, attivando concreti processi di condivisione tra gli adulti: scuola, famiglia (largamente intesa) e territorio.

giovedì 8 ottobre 2009

I ladri di bambini (III)

Volevo aggiornarvi sulla vicenda dei bambini di Basiglio (MI) allontanati dalla famiglia per errori di valutazione da parte della scuola e dei servizi sociali e di cui ho già scritto nei post Ladri di bambini e Ladri di bambini (II)

In pratica nessuno si preoccupò di verificare se la calligrafia del disegno incriminato fosse o meno della bambina presuntamente abusata dal fratello maggiore: infatti il disegno non era suo ma di una compagna, fatto probabilmente per rivalità , gelosia, pregiudizi sociali.

A distanza di oltre un anno i genitori citano in giudizio i presunti colpevoli di diversi reati. "Sul banco dei sospettati oggi siedono due psicologi, una assistente sociale, la preside e le due maestre dei bambini prima sottratti e poi riaffidati ai genitori. L’accusa formulata dal tribunale di Milano è lesioni colpose ai danni di bambini."


Approfondimenti:

"I motivi che possono portare all’allontanamento del minore sono:

- inadeguatezza o incapacità genitoriale
- trascuratezza o incuria
- maltrattamento
- eccessiva conflittualità familiare
- abbandono
- minori stranieri privi di accompagnamento
- sospetto di abuso
- eventi traumatici.


Gli esecutori dell’allontanamento sono i Servizi territoriali, e in particolare i Servizi sociali, che progetteranno l’operazione insieme a tutti gli addetti che si sono occupati del caso. L’allontanamento del minore e la collocazione sostitutiva comportano necessariamente la preparazione del bambino. I Servizi devono attenersi alle indicazioni del Tribunale dei Minori e, qualora non ci fossero, alla normativa vigente. Il minore dovrebbe essere affidato temporaneamente a una famiglia o, solo se questa soluzione non fosse possibile, a una comunità alloggio". INTERVENTI DEI SERVIZI TERRITORIALI E DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA A FAVORE DEI MINORI IN DIFFICOLTA’ (D. Ferrino) -
ITP - Istituto Torinese di Psicologia



Fonte notizia: La Stampa

mercoledì 30 settembre 2009

Punizioni fisiche e problemi comportamentali nell'adolescenza

Ho trovato questo interessante articolo su Physorg (in inglese) - uno tra i migliori siti scientifici e multidisciplinari presenti in rete - e data l'importanza dell'argomento mi è sembrato opportuno segnalarvelo sul blog.


Due nuove ricerche hanno studiato i cambiamenti delle punizioni disciplinari fisiche (sculaccioni, schiaffi, colpire con un oggetto) tra i periodi dell'infanzia e l'adolescenza e quali fattori influenzano la famiglia in questi cambiamenti.

Le conclusioni: quando i genitori fanno uso di tali punizioni durante il periodo dell'infanzia i loro figli, nell'adolescenza, potranno avere maggiori problemi comportamentali.

Gli studi sono stati condotti da ricercatori della Duke University, Oklahoma State University, la University of Pittsburgh, Auburn University, e la Indiana University. La ricerca è stata pubblicata questo mese su Child Development.

Grazie ai dati della ricerca raccolti nei due studi longitudinali (nel primo quasi 500 bambini seguiti dai 5 ai 16 anni, l'altro oltre 250 bambini seguiti da dai 5 ai 15 anni)i ricercatori hanno scoperto che i genitori tendono a regolare gli interventi disciplinari in base all'evoluzione delle capacità cognitive dei loro figli e ricorrendo sempre meno a tali mezzi
(sculaccioni, schiaffi o colpendo con un oggetto)con il tempo.

Come i bambini crescono, le punizioni fisiche divengono sempre meno appropriate per un loro corretto sviluppo. Inoltre se i genitori fanno un uso continuato delle punizioni fisiche per tutta l'infanzia (sino ai 10 anni n.d.r.) i figli, in adolescenza avranno maggiori probabilità di sviluppare problemi comportamentali.

Adolescenti, con genitori che smettono di usare le
punizioni fisiche quando i figli sono ancora piccoli, hanno minori probabilità di avere tali difficoltà.

Secondo Jennifer E. Lansford, professore associato di ricerca con il Social Science Research Institute e Center for Child and Family Policy presso la Duke University, che ha condotto lo studio, alla luce di questi risultati, gli specialisti della salute mentale e chi lavora con le famiglie dovrebbero incoraggiare i genitori ad astenersi dall'utilizzo delle punizioni fisiche.

"Gli specialisti dovrebbero aiutare i genitori - soprattutto le madri ad alto rischio e che utilizzano severamente
le punizioni fisiche perché hanno dei bambini "difficili" o hanno a che fare con lo stress nel loro ambiente - ad elaborare strategie alternative per educare i loro figli. "

"Basso reddito, basso livello d'istruzione, famiglie monoparentali, stress della famiglia e vivere in un pericoloso quartiere, sono una serie di fattori di rischio che aumentano le probabilità che i genitori continueranno ad utilizzare questo tipo di punizioni con i loro figli", aggiunge la Lansford.

Inoltre "i genitori hanno maggiori probabilità di continuare a utilizzare le punizioni fisiche con i bambini che si comportano in modo aggressivo".



Per maggiori informazioni sulla ricerca: Child Development, Vol.. 80, Issue 5, Trajectories of Physical Discipline: Early Childhood Antecedents and Developmental Outcomes by Lansford, JE (Duke University), Criss, MM (Oklahoma State University), Dodge, KA (Duke University), Shaw, DS (University of Pittsburgh), Pettit, GS (Auburn University), and Bates, JE (Indiana University). 80, Issue 5, Traiettorie di fisica Discipline: Antecedenti Early Childhood and Outcomes Developmental da Lansford, JE (Duke University), Criss, MM (Oklahoma State University), Dodge, KA (Duke University), Shaw, DS (Università di Pittsburgh) , Pettit, GS (Auburn University), e Bates, JE (Indiana University).


Fonte Ricerca: Society for Research in Child Development

Fonte News : Physorg

Articolo tradotto e riadattato da Carlo Contu

sabato 26 settembre 2009

Divorzio e separazione. Quali danni?

Proprio ieri leggevo la notizia:

- Divorzio e famiglie allargate, Papa: rovinano la vita dei figli
- Benedetto XVI: «Divorzio e famiglie allargate rovinano la vita ai figli»
- Papa: "Famiglie allargate disorientano i figli"
- Papa, i figli sono rovinati dal divorzio e dalle famiglie allargate


Ho voluto scrivere questo articolo pensando ai genitori, ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze che, in questo periodo, stanno purtroppo affrontando un momento così difficile e delicato. Un momento che richiederebbe, invece della stigmatizzazione indiretta ed in qualche modo urlata in TV e nei media, un supporto da parte dello Stato, nelle politiche sociali, spesso assente.

Le coppie si separano o divorziano, anche. Questo è un dato di fatto. E allora che fare?

Nel '75 la Colli cantava "Facciamo finta che......" sono passati più di trent'anni e a me questa canzonetta pare attualissima: basta farsi un giro per i consultori familiari, i servizi di neuropsichiatria infantile, i SERT, le scuole, i servizi educativi, i servizi sociali, i nidi d'infanzia, parlare con chi tutti i giorni vi lavora, per rendersi conto dell' interesse minimo della politica su questi così determinanti settori per la cura e la formazione della famiglia, ampiamente intesa. E' in questi luoghi che prende vita la prevenzione e la cura. E sono sempre questi stessi servizi, da anni, decenni - di cui probabilmente poche persone ne conoscono esistenza e funzioni - che hanno bisogno di maggiori risorse per funzionare in modo efficace, sulla base di criteri e standard scientifici e non solo politici. Gli effetti del disagio sociale di oggi sono il risultato di ciò che é o non è stato fatto prima.

Nel mio lavoro tendo, come tanti altri miei colleghi, a valutare la qualità delle relazioni, delle esperienze di un bambino, al di là del fatto che i genitori siano sposati, separati, conviventi. Non sto sostenendo che non ci siano figli di separati che presentano specifiche difficoltà ma, per quanto ho potuto osservare, neanche bambini di famiglie tradizionali immuni da tali, diverse o ben più gravi difficoltà; spesso celate allo sguardo di un adulto distratto.

Ma è proprio vero che i figli dei divorziati e separati sono pre-destinati ad una vita rovinata?

Iniziamo a dare uno sguardo alle statistiche ISTAT su Le separazioni e i divorzi in Italia. La statistica arriva sino al 2007*.



Da 10 anni le separazioni (da 60.281 a 81.359) ed i divorzi (da 33.342 a 50.669) sono in crescita. Se nel 97, delle 60.281 separazioni, circa il 50%, non si concludevano con il divorzio, nel 2007 c'è stato un aumento di divorzi rispetto alle separazioni dello stesso anno (almeno 15/20%), come a dire che sono sempre più le persone che, dopo la separazione, concludono l'iter.




Dal 2002 al 2007 gli affidamenti congiunti sono passati dal 10% al 72% grazie anche ai cambiamenti normativi. E questo, come indicatore di miglioramento della qualità del rapporto tra figli e genitori separati/divorziati, è certamente significativo. La gestione condivisa dei figli presuppone una maggiore assunzione di responsabilità da parte di entrambi i genitori non foss'altro per condividere le scelte educative, organizzative, etc. devono necessariamente parlare e agire, per quanto possibile, di comune accordo. Oggi molti genitori separati hanno difficoltà a discernere il proprio ruolo genitoriale da quello di compagni, mariti, mogli, et. con tutto ciò che ne consegue.

In un interessante articolo intitolato: "Bambino con la Valigia. Papà o mamma, una scelta impossibile: considerazioni sul disagio psicologico dei figli di genitori separati."del Dipartimento di Neuroscienze di Genova, che consiglio di leggere, in conclusione si riafferma quanto già ampiamento dimostrato dalle ricerche di Wallerstein e Kelly e altri.


" Le ricerche di Wallerstein e Kelly sui figli di genitori separati hanno dimostrato che l’esperienza della separazione è sempre traumatica di per sé, ma gli effetti negativi della stessa sono destinati ad una progressiva risoluzione purché il bambino non sia esposto ad una protratta ed elevata conflittualità tra i genitori e purché questi ultimi collaborino al rispetto delle sue esigenze affettive ed educative."

Il punto è chiaro. La separazione è si un momento drammatico per tutto il nucleo familiare ma se i genitori, dopo un primo periodo di naturali e reciproche difficoltà, riescono a riconoscersi come genitori e ad essere presenti entrambi, allora le difficoltà incontrate si supereranno più facilmente.

Non sono, quindi, separazioni e divorzi di per sè, che determinano la rovina dei figli, ma ancora una volta, gli adulti, incapaci di ascoltarli e proteggerli, forse solo perchè distratti e indaffarati dalla vita.....



Approfondimenti:

Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni

Le reazioni comportamentali dei figli nei casi di separazione coniugale


*L'Istat ha pubblicato questi dati il 23 giugno 2009....... due anni dopo. Come mai, essendo un istituto pubblico, questi e tanti altri dati necessari per una corretta informazione non vengono diffusi per tempo?

mercoledì 17 giugno 2009

Allarme bocciati!!

Vi segnalo un articolo di Repubblica nel quale si parla della "riforma gelmini" sulla Scuola. "Finalmente" sta iniziando a dare i suoi frutti: oltre 370 mila bocciati.
Un chiaro indicatore non già della riacquisita "efficienza" e "serietà" della Scuola Italiana, ma del suo (quasi) fallimento sul piano pedagogico ed economico.

domenica 17 maggio 2009

A proposito di integrazione e memoria storica

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè; poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Testo tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

venerdì 17 aprile 2009

Quasi quasi spengo la tv...


Ho trovato un interessante articolo su Terranauta sul rapporto bambini TV dal titolo "La droga televisiva".

Le statistiche dicono che i bambini stanno troppo tempo davanti alla televisione. Personalmente sono dell'opinione che non si dovrebbero superare le due ore giornaliere, salvo eccezioni. Anche meno se si utilizza il pc. E dovendo scegliere tra tv e pc non avrei alcun dubbio: il pc.

Il pc richiede al bambino di compiere molte più azioni rispetto alla tv: non deve solo ascoltare e guardare ma interagire in modo attivo. Con conseguenti e positive ricadute sui piani cognitivo ed emotivo.

Sul fatto che il guardare troppo la tv abbia effetti negativi nella crescita di un bambino, la maggior parte degli esperti è concorde, ma ancora non è stata trovata una risposta soddisfacente, organica, omogenea, concreta.

E' certamente la famiglia a doversi preoccupare della regolamentazione del tempo di visione tv, ma è corresponsabile anche chi definisce i palinsesti televisivi, i contenuti proposti in determinate fasce orarie. E sono corresponsabili anche gli amministratori comunali che non rendono disponibili aree, servizi alla famiglia, strade per bambini che favoriscano la vita sociale nel territorio. Insomma, il discorso, a volerlo affrontare approfonditamente, richiederebbe certamente maggior tempo di un post su un blog.

Una buona abitudine, come già tante famiglie fanno, è di tenere spenta la TV durante i pasti principali. La tv accesa a tavola, salvo eccezioni, interrompe il dialogo, monopolizza, distrae, e ha una buona responsabilità nell'abbassamento della qualità relazionale in famiglia.


Terranauta: La droga televisiva


Aggiornamento 14 maggio 09:
Parlando di buone pratiche (sociali e autodeterminate) vi segnalo un recente articolo di come possono rispondere i cittadini attivi di fronte ad una TV che ignora il rispetto verso i più piccoli.

Repubblica: Nel paese che ha spento la tv "Così salviamo i nostri bambini"


.

martedì 7 aprile 2009

Il National Institutes of Health ha pubblicato i risultati di una ampia ricerca sullo sviluppo cerebrale degli adolescenti che va a vantaggio di quanti ritengono che i comportamenti bizzari degli adolescenti in realtà non siano da attribuire solo a sbalzi ormonali, "crisi d'identità", "disagio giovanile", etc., ma che rientrino nel normale sviluppo fisico di un individuo e in qualunque parte del mondo. La spiegazione è dovuta ad un diverso grado di maturazione di alcune aree del cervello che "fanno sì che i sistemi cognitivo ed emotivo maturino con velocità differenti".

Forse è più semplice attribuire ai giovani tutta una serie di "difficoltà"; nascondendo così, come adulti (genitori,educatori, insegnanti, comunità), le nostre scarse competenze nell'ascolto attivo dell'altro.

La dr.ssa Alessandra Sabetta*, educatrice mi ha inviato un interessante articolo dove viene ben rappresentata la difficoltà di comunicazione tra adulti e adolescenti.


Adolescenti
“Cara mamma,
ti scrivo questa lettera perché ho paura di parlarti. Cioè, non è che ho paura io, il terrore viene dalla tua possibile reazione.
Vorrei spesso confidarti le mie cose, confrontarmi con te e capire se mi sei vicina o se sei solo lì a giudicarmi e insegnarmi, come dici tu.
Tempo fa ho conosciuto un ragazzo, carino, anzi proprio bello. Siamo usciti un po’ di volte, poi lui mi ha detto che se era vero che volevo stare con lui dovevo dargli una prova. Mi ha chiesto di fare l’amore. Tu mi hai sempre detto che certe cose non si fanno, che bisogna fare l’amore solo dopo che ci si sposa ma lui non vuole sposarsi e quindi ho pensato che poteva andare bene lo stesso.
La madre della mia amica invece dice che bisogna farlo solo quando ci si sente pronte e io mi sentivo pronta, quindi andava bene anche in questo caso.
Il fatto che vorrei dirti però è che lui è più grande di me, ha 10 anni di più.. Mi ha fatto molto male, è normale? Le mie amiche non lo sanno perché non l’hanno ancora fatto. La Prof di Ed. sessuale ha detto che un po’ fa male.
Dopo aver fatto l’amore non l’ho più sentito. Il telefono è sempre spento e io non riesco a parlarci. Non so con chi parlare mamma, di sicuro so che con te non posso!
Lascio il diario nel primo cassetto invece che nell’armadio con la chiave, spero che tu lo troverai. Ciao”

Questa lettera è un esempio di cosa possa vivere un’adolescente. Molti ragazzi sentono di non poter parlare con i genitori, hanno paura. Nella spasmodica ricerca dei valori perduti la famiglia va incontro, spesso, ad un duplice delitto: si assiste a volte ad un’eccessiva chiusura che non permette il confronto diretto e, altre volte, ad una falsa apertura che fa sentire il giovane circondato da amici invece che da figure genitoriali.
La Scuola, di contro, non riesce a colmare queste lagune, sia perché è preposta per un affiancamento di tipo meno emozionale, che perché è percepita dal ragazzo come l’anticamera dell’inferno. In altre parole; chi mi dice che l’insegnante poi non lo dirà ai miei genitori?
Non tocchiamo poi il tasto dolente, i mass media. Si fa un gran parlare dei danni che fanno le attuali immagini e trasmissioni sulla mente giovanile.
Insomma, che bisogna fare? Certamente è giusto e normale che i ragazzi vivano dei disagi e si sentano confusi, dato che proprio questa è la peculiarità dell’adolescenza. L’attenzione deve nascere quando il disagio e la confusione portano verso comportamenti lesivi o patologici (droga, ricerca frenetica di provare emozioni, rapporti con persone troppo più grandi, promiscuità sessuale, ecc.).
A mio avviso si intravede la giusta direzione attraverso il dialogo, che non deve essere né atto al giudizio, né all’ascolto passivo e nemmeno all’insegnamento. Facile a dirsi!
Cerchiamo di ricordare come eravamo noi da ragazzi, le emozioni che provavamo e ad ascoltare in maniera partecipe, attenta ed aperta, restando fermi su quelle idee e principi che vorremmo tramandare.
I ragazzi sentono l’anima di chi li ascolta e se si sentono accolti, agiscono sulla base di ragionamenti corretti e mirati a farli star bene. Bisogna cercare di rendere autonomo il giovane e non di formare un nostro colone mentale.
L’autonomia è la strada per diventare un adulto sano e libero di vivere una vita equilibrata.



*Alessandra Sabetta: Dottore in Scienze dell'Educazione. Lavora in privato nel settore pedagogico.


FONTE RICERCA: Le Scienze

domenica 15 febbraio 2009

I ladri di bambini (II)

Il 5 giugno 08 scrissi un post dal titolo Ladri di bambini sulla vicenda dei presunti abusi sessuali subiti da una bimba di Basiglio. Sinceramente mi sono stupito di come la vicenda abbia preso questa, a mio avviso dovuta ma inaspettata, direzione.

Ovvero i due psicologi e l'assistente sociale che, grazie anche alle loro valutazioni, hanno indotto il Tribunale dei Minori ha emettere un provvedimento di allontanamento dei minori dalla famiglia, sono adesso indagati per lesioni colpose, sul piano psicologico, a danno del bambino più grande, accusato, ingiustamente, di violenze sessuali sulla sorellina.

In particolare "lo psicologo (che avrebbe dovuto facilitare un passaggio per forza di cose doloroso per i bambini) avrebbe invece finito per peggiorare la situazione. Perché? Perché avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori; perché lo avrebbe strattonato per un braccio; e perché gli avrebbe impedito di salutare bene la sorella".



(guarda il video)

Fatti che, se realmente accaduti, sarebbero gravissimi.

Continuerò a seguire la vicenda.

Fonte: Corriere della Sera.it

giovedì 20 novembre 2008

Il rapporto tra bambini e TV.

La dott.ssa Giovanna Cataldi* mi ha inviato un suo contributo sul tema del rapporto tra bambini e TV. La ringrazio e ne approfitto per alcune considerazioni.
E' evidente ormai da anni come la TV (ma assieme ad essa anche gli altri media) sia e sia stata capace di orientare l'opinione pubblica, il comportamento dei cittadini, siano essi bambini, giovani, adulti, anziani.

Le responsabilità educativo/formative sul piano pedagogico, che è l'ambito di nostro interesse, sono certamente notevoli.

E quando parlo di piano pedagogico mi riferisco ad un modello libero ma regolato, fondato sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, non autoritario ma autorevole, trasparente, aperto - ma pur sempre vigile e critico - ai risultati delle ricerche in campo scientifico, multidisciplinare ma, soprattutto, condiviso.

Chi si occupa di educazione non può non farsi domande su questo tema; il problema è che ci sono poche occasioni di confronto realmente incisive.

Per questi motivi, pubblico volentieri questo articolo della Dr.ssa Cataldi; e anche perchè, a mio avviso, si intravvedono alcune idee traducibili in progetti educativi d'intervento.


Buona lettura!


informare = formare la coscienza



Televisione e pedagogia: un breve sguardo d’insieme
La tv, nel rapporto quotidiano con i suoi fruitori, svolge una inevitabile funzione informativa che può essere anche educativa in quanto educare, nell’accezione derivante dalla parola latina edere, significa “alimentare” (nutrire quindi, in tale situazione, con un alimento di natura mediatica) e, nell’accezione derivante da ex ducere, significa “trarre fuori” (da uno stato di immaturità, e, nel nostro caso, si tratta di una immaturità nel comprendere e nel percepire il messaggio televisivo).

La televisione è paragonabile ad un’arma a doppio taglio in quanto si dimostra indiscutibilmente utile, ma è realmente necessario saperla maneggiare ed adoperare correttamente.

Nulla è nocivo ai buoni costumi quanto assistere oziosi a certi spettacoli. […] scrisse questo, Seneca, in una lettera a Lucilio in cui è chiaro il ruolo assunto dall’educazione intesa come mezzo che aiuta l’intelletto a dissipare le tenebre dell’ignoranza, di quell’ignoranza evocata dall’essere spettatore (televisivo oggi) passivo che non fruisce del prodotto ma che ne è invece “fruito”.

L’educazione ad un corretto uso della televisione è una meta auspicabile e raggiungibile che può permettere, ai nostri bambini, di divenire fruitori critici e consapevoli, attivi e responsabili cittadini della realtà mediatica in cui, spesso, si trovano a vagare.

Il compito di colui che educa non è quello di rendere immuni i suoi utenti dal virus televisivo ma, bensì, quello di aiutare i ragazzi a saper maneggiare il loro “strumento cerebrale” in modo che essi sappiano leggere dietro le parole e le immagini televisive e siano in grado di distinguere il reale dal fantastico.

La nostra attenzione deve essere posta sul processo educativo che, se opportunamente strutturato e progettato con l’obiettivo di rendere autonomi e consapevoli i fruitori del tubo catodico, può essere un’àncora di salvezza per le generazioni future (ma anche per chi oggi è “già grande” perché, ricordiamoci che, il percorso educativo, di crescita e di sviluppo, si protrae per tutto l’intero arco della vita).


*Dott.ssa Giovanna Cataldi.
Pedagogista esperta in Dsa e in Disturbi familiari, laureanda in Scienze della Formazione Primaria e specializzanda in sostegno disabili.

mercoledì 5 novembre 2008

Riflessioni sulla diversità

Ho ricevuto dalla dott.ssa Nicla Lattanzio* un interessante articolo sul tema della diversità. Gli argomenti trattati rimarcano ancora una volta la necessità della collaborazione tra i diversi attori che nella Scuola sono chiamati a co-costruire il progetto educativo e terapeutico rivolto agli alunni con bisogni speciali.


Le implicazioni per una riflessione sulle diversità: l’occhiale del deficit non è sempre l’occhiale dell’handicap.

Nelle classi coesistono numerose realtà, assai differenti tra loro: bambini in situazioni di handicap, disturbi d’apprendimento, deficit d’attenzione, deficit di autostima, ecc…difficoltà, cioè, che spaziano da problemi intellettivi a problemi socio-culturali (pensiamo ai bambini immigrati).

Cosa occorre fare? Occorrono risposte diversificate e speciali a bisogni diversificati e speciali. Attivare risposte congrue ai differenti bisogni, serve a non chiudersi in un consorzio “monocausale” ma implica l’attivazione pro lavoro che va per macroaree:



Da sottolinearsi l’area del ruolo familiare, il quale non può e non deve essere sottomesso e negato dalle altre aree di lavoro, come l’Asl e la Scuola. Nel team lavora, anzitutto, la famiglia: vero primo oggetto della produzione collaborativa.


Implica la possibilità di mettere a disposizione alla persona in situazione di handicap i suoi diritti:
  • uguaglianza e non discriminazione;
  • pari dignità sociale;
  • rimozione delle condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana;
  • rispetto della dignità umana;
  • partecipazione alla vita della collettività;
  • massima autonomia possibile;
  • istruzione, educazione e avviamento professionale anche con forme integrate di flessibilità fino ai 18 anni;
  • trasporto;
  • superamento delle barriere architettoniche e di comunic-azione;
  • integrazione in famiglia, a scuola, nel lavoro, nella società.

Implica una conoscenza per un progetto:
  • conoscenza del deficit;
  • raccolta delle informazioni [ incontri famiglia, insegnanti, Asl - documentazione pregressa, documentazione dossier completo, clinica];
  • individuazione dei bisogni e delle competenze [analisi della diagnosi funzionale – osservazione descrittiva e/o strutturata ].

Implica un’ adeguata osservazione atta alla conoscenza della problematica:

1. osservazione preferibilmente descrittiva;
2. vanno trascritte al momento, contro ricordi dubbiosi;
3. evitare di “andare a memoria”;
4. rilevare competenze e potenzialità del bambino;
5. fare un bilancio;
6. aiutarsi strutturando l’osservazione con test, griglie, e materiali che tendono a rilevare le abilità del bambino;
7. osservare il bambino ma anche il suo contesto socio – relazionale.

Implica la grande capacità di non giudicare il bambino ma conoscerlo e riconoscere prima di tutto le caratteristiche “buone” e valorizzarle. Essere educatori competenti significa essere supervisori delle positività per creare situazioni di ben-essere; ma anche avere padronanza della situazione con autorevolezza evitando il dominio delle emozioni del bambino.

Essere educatori validi implica la competenza del saper accogliere,conducendo il proprio pensiero verso qualcosa di più complesso, per impossessarsi di una realtà non comune ma possibile; questo è andare oltre il pensiero semplice, porsi la questione della validità circa il monocromatico.

L’offerta di possibilità plurime aiuta i genitori ad aiutare i propri figli con disabilità e non a toglierla; li aiuta nel riuscire ad essere genitori di un bambino (figlio) con certe problematiche. Condurli verso posizioni intermedie e non estreme, evitando sia quelle negative (disperazione) sia quelle positive (miracolo)!

La ricchezza della molteplicità metodologica è uno stile atto al favoreggiamento di atteggiamenti relativi all’handicap: continuativi e reali il più coerentemente possibile, per valutare obiettivi successivi, che permettano ai genitori di idealizzare progetti di vita per il figlio disabile.


* Educatrice a Bologna, laureata in Scienze della Formazione e specializzanda in Pedagogia. Articolo redatto in seguito alla frequenza di corsi c/o Memo 2007, su temi circa le Disabilità.

lunedì 13 ottobre 2008

Intervista a Andrea Canevaro, pedagogista

Ero molto preoccupato del fatto che, difronte alle disposizioni normative sulla scuola ad opera del Ministro Gelmini, nessuna voce accademica, commissione di esperti multidisciplinare, etc., si fosse pronunciata in merito. Il motivo di questa assenza è solo da ricercarsi nel fatto che i media non permettono di ricevere un'informazione ampia e completa.

Mi è sembrato utile segnalarvi questa video-intervista di Claudio Messora (Byoblu) ad un importante e preparato pedagogista accademico ex membro dell'"Osservatorio sull'Integrazione Scolastica", Prof. Andrea Canevaro, che si è dimesso dal suo incarico.

Nell'intervista vengono spiegati i motivi del suo, non isolato, gesto; grazie a quanto esprime si può comprendere il clima politico attuale su un argomento sempre più scottante e delicato quale è appunto l'integrazione scolastica. Grazie Byoblu.


link di approfondimento:
http://www.flcgil.it/notizie/news/2008/ottobre/integrazione_scolastica_cosi_non_va

domenica 12 ottobre 2008

Dialogo Scuola e Famiglia




C'è bisogno di
maggior dialogo nella Scuola.

Perché la Scuola in Italia cambi c'è bisogno di maggiori relazioni dialogiche*. In ogni direzione: al suo interno (curricoli e aspetti pedagogico/educativi, organizzativi, ....), con le famiglie (per ricostruire una trama pedagogica spesso confusa, ....), con il territorio (per dare, alle azioni didattico/educative, un senso, una direzione di cambiamento verso il futuro, ....).

Il dialogo è fondamentale per una Scuola ed una Società che vogliono ancora credere nella democrazia, nel rispetto delle libertà e dei diritti individuali di ciascun essere umano.

E' necessario un dialogo aperto, schietto, disponibile, corretto, rigoroso, orientato verso possibili orizzonti di cambiamento che, grazie alla sua pratica, renda possibile intravvedere/inventare e costruire insieme: il cambiamento è sempre verso il futuro, nostro e dei bambini.

Il dialogo non è il semplice parlare. Nella relazione dialogica c'è dell'altro.


Alcuni possibili significati di dialogo.

Dialogo è una parola ricorrente nel comune lessico pedagogico. E riveste peraltro particolare importanza in quanto la sua pratica viene implementata soprattutto all'interno di una relazione educativa o in una relazione che parla della relazione educativa.

E' uno tra gli strumenti più efficaci e indispensabili che accompagnano il genitore, l'educatore, l'insegnante, l'operatore sociale nel loro lavoro. Quando c'è dialogo c'è collaborazione e quando c'è collaborazione vi è cambiamento, dinamicità, movimento.

Il termine Dialogo deriva dal greco (dià, "attraverso" e logos, "discorso") e indica, comunemente, il confronto verbale tra due o più persone. In realtà il suo significato è più ampio e non solo circoscritto al dominio del linguaggio verbale.

Il termine Logos, che noi traduciamo con discorso o ragionamento, in realtà, contiene anche la consapevolezza del fatto di essere in relazione con la verità e la totalità (quali?), ed io aggiungo, con la complessità.

Con il dialogo - a differenza ad esempio del colloquio clinico o di un setting consulenziale - si irrompe, necessariamente, in una dimensione reciprocamente più intima, di ricerca, di scoperta dell'altro; dove l'educatore (così come il genitore) è costretto un poco ad aprirsi, a mettere in gioco il suo patrimonio esperienziale, la sua natura umana seppur mediate dalla strumentazione acquisita con la formazione (non solo professionale) e la ricerca personale.

Ma se tutti parlano di dialogo nella scuola non tutti si preoccupano delle effettive responsabilità che la sua pratica comporta in una agenzia educativa; responsabilità che costringono ad agire, sia con atti autoriflessivi, sia verso l'altro e la realtà circostante.


Dialogare implica un sentimento di genuino e reciproco rispetto.

E chi lavora in campo educativo non dovrebbe meravigliarsi di ciò.
Il rispetto verso l'altro è uno dei presupposti per poter sperimentare/costruire quella "simpatia?", "amore?" di cui parla P. Bertolini, così importante, ad esempio, in una relazione educativa.

Grazie al dialogo si apprende, si insegna, si impara, anche ad ascoltare, si collabora, etc.

In campo educativo, così come in altri campi umani, della scienza, non esistono verità assolute ma diversi modi di leggere, interpretare ed orientare gli scenari. Per questo è necessario il dialogo: per armonizzare queste differenti visioni - espresse generalmente all'interno del dominio del linguaggio - in un quadro chiaro e il più possibile condiviso.

Nessuno ha in tasca la verità delle cose ed è da questo assunto che, probabilmente, può partire un dialogo in senso genuino proprio come dovrebbe essere in una relazione educativa.

Il Logos è anche il nostro ambiente (non solo in senso naturalistico), il rapporto tra noi stessi, chi e ciò che ci circonda; ambiente nel quale, in realtà, siamo immersi e ne siamo parti integranti: con tutto ciò che, sul piano della responsabilità quantomeno pedagogica, ne consegue.

Questi credo siano alcuni spunti riflessivi per comprendere sempre meglio come praticare l'arte del dialogo, quale in fondo esso è.


Come fare in pratica: riscoprendo il piacere della ricerca educativa nella scuola, lavorando insieme per il raggiungimento, anche nel qui ed ora, di obiettivi chiari, condivisi e valutabili.




*Non utilizzo il termine comunicazione perchè troppo riduttivo o generico; non carico di significati pedagogici e culturali quali invece possiede il termine dialogo; seppur i principi della comunicazione, possano spiegare diversi aspetti di una relazione dialogica.